Alla scoperta dei piatti tipici dell’antica Pompei

Quando si viaggia, una parte dell’esperienza turistica passa anche per la scoperta della cultura culinaria del luogo. La Campania ha tantissimo da offrire sotto questo punto di vista, compresa un’esperienza davvero particolare: la scoperta dei piatti tipici dell’antica Pompei. Pur essendo stata distrutta nel 79 d.C., infatti, la città mantiene ancora un grande fascino capace di richiamare a sé ogni anno milioni di turisti. E, complici i numerosi studi che continuano a essere fatti sulla civiltà romana dell’epoca, oggi è possibile conoscere quali fossero i cibi più consumati.

Piatti tipici dell’antica Pompei: come sono stati scoperti

Dal momento che sono passati secoli dall’epoca romana, è lecito chiedersi come sia possibile conoscere oggi quali fossero i piatti tipici dell’antica Pompei. In questo senso, un grande aiuto è rappresentato dai reperti. La lava proveniente dal Vesuvio, la cui eruzione nel 79 d.C. distrusse la città, ha carbonizzato i semi delle piante allora coltivate. Ma, in parte, li ha anche preservati. Questo ha permesso agli studiosi di scoprire che, ad esempio, l’antica cucina pompeiana era davvero ricca di legumi, le cui coltivazioni erano abbondantissime. È stata inoltre riscontrata una grande presenza anche di alcuni tipi di verdure, come le cipolle e i cavoli.

Quali all’interno dei piatti tipici dell’antica Pompei

Proprio il cavolo era uno dei più famosi piatti tipici dell’antica Pompei: ne veniva coltivata una specie particolare. Fu Plinio il Vecchio a classificare le piante commestibili dell’epoca, rintracciandone circa 1000. Da questo si comprende perché avesse soprannominato i romani «mangiatori di erbe». Molto diffusa era anche la coltivazione degli ulivi. Le olive che se ne ricavavano erano utilizzate soprattutto per dar vita alla salamoia, che permetteva di conservare gli ortaggi più a lungo. Diffusissimmo anche il pane: stando alle ricostruzioni, ne venivano sfornati almeno dieci tipi diversi ogni giorno.